La morte di Eko

Al tramonto i bambini avrebbero salutato e saltato e giocato e riso prima di prepararsi a mangiare per il Ramadan.
Una donna o un padre dalle tende ci avrebbe offerto di assaggiare un piatto, di sederci, di ascoltare.
I volontari si sarebbero seduti ai tavoli e avrebbero brindato con una birra a una nuova buona giornata riuscita insieme.
Ma EKO è morta in un giorno.
Rimane la sua assenza.
L’assenza fisica di vite che stavano costruendo una comunità.
E rimane un dolore fantasma che aleggia tra i vestiti, le scarpe, le sedie, i segni umani abbandonati.
Assomiglia al dolore per l’estinzione della libertà.