Shukran, Habibi – Salonicco

Mercoledì 27 dicembre 2017 – si parte! Direzione Salonicco!

Prima della partenza abbiamo ricevuto un briefing molto chiaro da parte di chi è già là ad occuparsi di questa gente:

lì dove andiamo ci sono siriani, afghani, curdi e pakistani che scappano dalla violenza e che hanno perso tutto, tranne la speranza di raggiungere un posto migliore in cui stare. Questa speranza è messa a dura prova perché a causa delle frontiere chiuse sono bloccati nell’attesa che qualcosa cambi.

Desideriamo riportare dignità e felicità nello spazio di tempo in cui questa gente aspetta.

Arriviamo nel tardo pomeriggio!

Salonicco è una città bellissima e bruttissima, dal fascino decadente.

Fa un po’ pensare a Gerusalemme per tutte le sue tonalità di bianchi e di beige e un po’ a Trieste per la sua piazza sul mare e i suoi saliscendi.

Ci sono un sacco di case, fabbriche e negozi abbandonati, o davvero conciati male. Non fa freddo, c’è sempre il sole e tramonti meravigliosi, come questo:

Il nostro coordinatore, Maurizio “Maurice”, ci viene a prendere in Piazza Aristoteliou, un posto che contiene tutte le vocali e dove c’è sempre un sacco di gente che gira con caldarroste giganti, zucchero a velo e questi originali palloncini:

Nella piazza incontriamo subito casualmente dei rifugiati che conosce Maurice, che sono stati da poco tempo spostati da uno dei campi in un appartamento. Mentre ci racconta di questa conquista Maurice è molto orgoglioso e felice.

Ci porta a cena con gli altri volontari: siamo in sei: due ragazzotti veramente in gamba e quattro girls variopinte! Tutti italiani a parte una svizzera!

Nella taverna di “Rediviva” si mangia un greco meraviglioso e lì di fronte all’ingresso un tale “John Lenin” ha lasciato traccia del suo passaggio:

Ma bando alle ciance! Andiamo a nanna che domani si comincia!

Nella mia permanenza di circa 10 giorni siamo andati due volte al campo di KAVALA.

Per arrivarci ci si impiega un’oretta e mezza di auto, un tempo molto piacevole tra colline brulle, laghi e musica truzza che propone ininterrottamente “radio republik thessaloniki” sulla frequenza 100.3 “ekatotria”!

Qui il tormentone natalizio è “All in one night” degli Stereophonics, che sembra troppo una canzone anni ’80!

Qui ci sono 400 persone che abitano una fabbrica dismessa in cui sono state ricavate delle stanze separate l’una dall’altra dal cartongesso.

Eccola:

Lo spazio comune è questo:

Era tutto bianco, ma Maurice vuole farlo diventare bello!

Vuole che gli occhi dei rifugiati vedano bellezza e così abbiamo iniziato a dipingerlo. I volontari che arriveranno dopo di noi continueranno il lavoro.

Proprio qui dentro, in questo spazio ex bianco, abbiamo fatto lavori di pulizia e abbiamo distribuito la frutta e la verdura che porta IHA.Con le offerte che hanno portato tutti i volontari abbiamo anche distribuito olio e pasta.

Eccoci all’opera:

La gente di questo campo è un sacco generosa, ci offrono tè, pane e pure il dolcetto yemenita, yummy!

Nell’altro campo dove andiamo invece, che si trova a DIAVATA, i rifugiati sono 700 e abitano nei container. Eccoli qua:

Anche qui ci siamo occupati di distribuire il cibo con modalità uguale a KAVALA.

Poi abbiamo dipinto le pareti interne dell’asilo, ma soprattutto abbiamo giocato con i bambini e i teenagers! Ecco qua:

                  

         

Nel periodo in cui siamo stati noi c’erano le vacanze di Natale e perciò molte delle organizzazioni solitamente presenti al campo non c’erano.

I bimbi sono sempre stati molto partecipi alle attività e ho visto in loro tanta curiosità e voglia di esserci sempre, in qualsiasi cosa stesse accadendo.

Ben più difficile era riuscire ad entrare nel mondo imperscrutabile degli adulti.

Questi suoni rimarranno nei miei ricordi:

“Teacher! Mandala?”

“Teacher! Me finish!”

“Teacher! This no! This Ali Baba!”

Ho scoperto che il nome “Ali Baba” viene utilizzato dagli americani e dalle truppe alleate in Iraq per designare in gergo gli individui sospettati di furto. I bimbi chiamavano in questo modo tutti i loro compagni di gioco che rubavano pennarelli, perline, palloncini e qualsiasi altra cosa J

Lunedi 8 gennaio 2018 – si torna!

Io sapevo che così come partivo, sarei tornata anche a casa, una casa vera.

Chissà quando Rhalia, Gilan, Malaki, Sidra, Tara e tutti gli altri avranno una casa nuova.

                                                     Shukran, Habibi