Progetto Chios

L’isola di Chios
L’isola di Chios è un’isola fertile e piuttosto prospera, che nei secoli ha visto il susseguirsi di dinastie di commercianti e navigatori. Famosa per essere l’unico luogo al mondo dove è possibile trovare il mastice, la resina del lentisco, in notevoli quantità, non ha bisogno di dipendere interamente dal turismo come molte altre isole greche. Negli ultimi anni, però, è cambiata. L’isola ha attraversato momenti difficili da quando si è ritrovata ad essere, dal 2015, tra i primi luoghi d’approdo dei migranti che salpano dalle coste turche per raggiungere l’europa. Il campo profughi di Vial è il campo principale dell’isola, situato a sud di Chios.

Il Campo di Vial
Le condizioni del campo sono spesso state giudicate deplorevoli, se non inumane. Filo spinato a perdita d’occhio, una distesa di container bianchi nel bel mezzo di un secco paesaggio mediterraneo, a lungo bruciato dal sole. A differenza delle isole vicine, Chios tiene lontano migranti e rifugiati dagli occhi della gente del posto. Il campo di Vial è ospitato in una ex fabbrica di alluminio nel villaggio di Chalkios, a più di sette chilometri di distanza dalla capitale dell’isola. Solo pochi osano camminare per quasi un’ora e mezzo per raggiungere la città. Circa 1.500 uomini, donne e bambini migranti vivono in questo regno di cancelli e piastre di metallo giorno e notte sotto l’occhio vigile di Polizia ed esercito. I migranti all’interno provengono principalmente da Afghanistan,
Iraq, Siria, Kurdistan, Yemen, Somalia e Palestina. Le file per lavarsi e per la toilette possono durare anche più di un’ora, spesso la fornitura d’acqua viene tagliata senza preavviso. Le condizioni igieniche sono al limite. I bagni, ma più in generale tutto il campo, sono invasi da ratti, serpenti e scarafaggi e il pericolo di diffusione di malattie è alto. La prospettiva di chi sbarca è di permanere per mesi nel campo prima di poter fare l’intervista per la propria domanda d’asilo. Negli anni il campo è stato attraversato da violente proteste, sia da parte dei migranti che da parte di gruppi fascisti locali appartenenti ad al partito neofascista Alba Dorata.
Gli hotspot delle isole greche sono un teatro politico, un modo per scoraggiare altri rifugiati dal compiere il viaggio. In un recente podcast per Politico, il commissario per l’Immigrazione della Grecia, Dimitris Avramopoulos ha ammesso che, mentre l’UE è vincolata dalla Convenzione sui rifugiati, la logica degli hotspot è che controllano l’ingresso nell’UE. “Gli hotspot delle isole – fanno questo lavoro, e lo fanno in modo perfetto, perché in questo momento, il 95%, forse il 100% di quelli che attraversano il confine vengono immediatamente rilevate le impronte digitali, vengono registrati e identificati.” Ma la realtà sul territorio sembra molto meno piacevole.

Con lo sventolio continuo delle tende dell’UNHCR, il fango e lo squallore in inverno, il caldo estremo e il vento in estate e gli abitanti [del campo] bisognosi detenuti per mesi interi raccontano un’esperienza di sofferenza. La politica di contenimento di persone a tempo indeterminato è una parte fondamentale dell’accordo UE-Turchia, firmato a marzo 2016. Tutti coloro che arrivano con gommoni dalla Turchia sono sottoposti a una procedura di richiesta di asilo per verificare se sono ritenuti ammissibili in Europa mentre vivono per mesi a fine in condizioni spaventose. Markos Skoufalos, consigliere del governo locale di Chios e presidente del sindacato, ADEDY, ha detto semplicemente: “L’accordo [UE-Turchia] ha intrappolato la gente, la Turchia non ha mai smesso di mandarci rifugiati, mai! … Così è stato un accordo solo per intrappolare la gente qui.” Ma il numero di coloro che arrivano ha visto un calo negli ultimi anni. Nel dicembre 2015, prima della firma dell’accordo UE-Turchia, c’erano circa 109.000 arrivi via mare verso le isole, mentre a dicembre 2018 il numero era solo di 2.900. Nonostante ciò, la politica di contenimento delle persone nelle isole – piuttosto che permettere loro di stabilirsi sul
continente – continua, moltiplicando le difficoltà per chi cerca protezione in Europa. A Chios, Vasilis Michalopoulos, un volontario coordinatore dell’associazione Salvamento Maritimo Humanitario (SMH), lo esprime senza mezzi termini. ‘Un altro problema che abbiamo è la sicurezza per le donne. Abbiamo donne single, solo donne molto giovani qui … le hanno messe tutte insieme. Devi proteggere le donne e i bambini.” Amnesty International stima che 12.500 persone siano intrappolate a Lesbo, Samos, Chios, Kos e Leros – i cinque famosi hotspot. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono regolarmente la fine della politica del “contenimento” e occasionalmente il governo rilascia le persone dai campi sovraffollati.
Tradotto da New Internationalist, Why is Greece still ‘containing’ refugees in camps?, 5 April 2019.

 

Chios Eastern Shore Response Team – CESRT
Nasce nel 2015 per fornire soccorso d’emergenza alle imbarcazioni di migranti che cominciano a sbarcare sull’isola salpando dalla Turchia. Nel 2015/2016 sono sbarcate sulle rive fino a 30 barche a notte. Tuttavia, dopo che gli sbarchi sono drasticamente diminuiti dall’accordo con la Turchia del 18 Marzo 2016, si sono ampliati i progetti di CESRT, ma la priorità è di continuare a essere disponibili 24 ore su 24 per soccorrere quelle persone che ancora arrivano.
CESRT lavora in collaborazione con la polizia portuale e il team medico volontario basco SMH (Salvamento Maritimo Humanitario). Chiunque faccia parte del team di soccorso agli sbarchi viene indotto e addestrato in modo professionale. Ogni mattina organizza chi sarà a disposizione per le successive 24 ore. Tra i 6 e gli 8 volontari parteciperanno a qualsiasi sbarco. Il soccorso è costituito dalla distribuzione di cibo, acqua, coperte e confezioni di abiti che vengono preparati preventivamente nel magazzino. Possono esserci più sbarchi simultaneamente o in successione nell’arco delle 24 ore, occorre quindi essere in grado di seguire le istruzioni e lavorare sotto pressione. Il team si sostiene reciprocamente durante e dopo uno sbarco. Questo tipo di soccorso permette alle persone di poter avere un immediato ricambio di vestiti asciutti e puliti che altrimenti non troverebbe prima di 3 giorni nel campo di Vial o che comunque non verrebbe garantito nell’immediato da parte delle forze di polizia il cui unico compito è trasportare le persone appena sbarcate al campo di Vial dopo essere stati registrati. Inoltre il giorno successivo ad uno sbarco viene effettuata una pulizia della spiaggia, che si rende necessaria per raccogliere i giubbotti di salvataggio e il gommone dalla riva. Tutto il materiale delle barche

tagliato e inviato in Germania per sostenere un’iniziativa in cui i rifugiati in Germania sono impiegati nel riciclaggio del materiale.
CESRT / Offene Arme e.V cercano anche di sostenere la comunità locale liberando rifiuti e plastica dalle spiagge vicine.
Un’altro progetto di cui si occupa CESRT sono i giochi di Vial che si svolgono il lunedì, mercoledì e venerdì. I volontari preparano canzoni, giochi, workshop e attività di gioco gratuite che possono partecipare molti bambini che risiedono in Vial Cercando di coinvolgere i genitori e gli altri residenti del campo il più possibile. Ogni sabato poi all’esterno del campo, viene creato un momento di condivisone, offrendo del tè! È un’opportunità per i volontari e i rifugiati di interagire, e per la comunità del campo di costruire relazioni.

PROGETTO PIC NIC TABLES
Oltre all’azione di primo intervento sulle spiagge di Chios, CESRT svolge attività anche nei pressi del campo di Vial, nel campo e nelle zone antistanti le persone non hanno sufficienti tavoli e panche dove sedersi per consumare il proprio pasto. Così CESRT nelle ultime settimane ha cominciato la costruzione di alcuni tavoli da picnic per evitare alle persone di mangiare poco dignitosamente per terra, in mezzo alla polvere e i serpenti.


Noi di One Bridge to Idomeni abbiamo deciso quindi di aderire a questo progetto e di contribuire alla costruzione di almeno 100 tavoli, in modo che quante più persone abbiano la possibilità di mangiare con dignità. Finora ne sono stati costruiti 36, altri 6 sono pronti. Come ulteriore sostegno al progetto abbiamo recentemente donato €1500 per la legna e la vernice necessari alla costruzione di altri 17 tavoli, che il nostro volontario Jacopo continuerà a tagliare, fresare e dipingere assieme ai volontari di CESRT e all’aiuto dei migranti. Alla fine di questo lungo processo arriveremo però a soli 59 dei 100 tavoli prefissati, ne mancheranno ancora 41!
E’ qui che chiediamo il vostro supporto. Aiutateci a garantire un posto a tavola alle persone del campo di Vial, per quanto banale possa sembrare anche queste piccole cose possono fare la differenza. Per fare UN SOLO tavolo servono 8.2 assi, ogni asse costa 6.9€, ogni tavolo costa 56.58€ solo di legna. In più si aggiunge il costo di bulloni e vernice. La vernice (50lt) costa 515,97€ e ci si riesce a dipingere circa 25-30 tavoli, quindi dalle 205 alle 246 assi. Ogni rifornimento di legna è composto (come quello in foto) da 140 assi, con 140 assi costruiamo 17 tavoli. Ogni tavolo è composto da 19 pezzi. 8 da 175cm, 2 da 136cm, 3 da 60cm, 4 gambe da 80cm, 2 angolari da 88cm. l processo di costruzione dei tavoli è suddiviso in 5 fasi: taglio, fresatura, prima mano di vernice, seconda mano di vernice, assemblaggio. All’incirca dovremmo tagliare pezzi per 5 (quindi 95pezzi) tavoli al giorno per 3 giorni a settimana e pezzi per 2 (quindi 38) un giorno a settimana, e nel mentre fresare, dare prima mano di vernice, dare la seconda mano ai pezzi del giorno prima.

 

Per donare:
IBAN: IT95S0501812101000012405106
Intestato a: ONE BRIDGE TO IDOMENI ONLUS
Donate il 5×1000 a One Bridge To Idomeni
Codice fiscale 93271360237